Biologia

Il regime alimentare degli opilioni è perlopiù opportunistico. Sono organismi saprofagi e predatori nei confronti di piccoli invertebrati che vengono sopraffatti quando le loro dimensioni risultano notevolmente inferiori, oppure quando sono feriti o già morenti.
Tuttavia alcune specie sono state osservate nutrirsi di vegetali, funghi, alghe, licheni e feci di animali.
Esistono anche delle specializzazioni alimentari, ad esempio in alcune specie appartenenti ai generi Trogulus e Ischyropsalis le prede sono unicamente, o principalmente, gasteropodi. Infine, non sono insoliti atteggiamenti di cannibalismo tra opilioni della stessa specie e, curiosamente, anche in alcune specie spiccatamente gregarie.

Ischyropsalis ravasinii con pasto (foto di Roberto Bozzo)
Gruppo di Leiobunum limbatum

Riguardo quest’ultimo argomento, il gregarismo si è evoluto in diverse specie e può coinvolgere da una dozzina di esemplari fino a migliaia di individui a seconda dell’ambiente e delle specie. Anche tra l’opiliofauna italiana esistono esempi di gregarismo (Leiobunum limbatum, Gyas annulatus, Amilenus aurantiacus e Phalangium opilio).
Questo comportamento di aggregazione negli opilioni non è ancora stato compreso pienamente ed a seconda dei casi e delle specie sono state proposte tre ipotesi:
scopo difensivo, aumenta la forza repulsiva del sistema repugnatorio, si riduce la probabilità individuale di predazione (diluita tra tutti gli individui) e diventa più rapida la risposta di fuga individuale al segnale chimico prodotto dagli altri individui;
vantaggio fisiologico, la vicinanza di molti individui, con corpi e zampe in stretto contatto, riduce il flusso d’aria e di conseguenza la perdita d’acqua per traspirazione;
vantaggio riproduttivo, l’aggregazione prima e durante il periodo riproduttivo garantisce la possibilità di incontro tra i sessi.

Per quanto riguarda la riproduzione, dopo gli accoppiamenti le femmine depongono le uova nel substrato o su superfici adatte (talvolta in un ammasso gelatinoso) attraverso un ovopositore evaginabile.
Esistono casi di cure parentali perpetrate dalle femmine ed anche dai maschi. Alcune specie costruiscono un nido (solitamente in fango) dove le uova vengono sorvegliate e pulite periodicamente per evitare la formazione di funghi e le proliferazioni batteriche. In altri casi invece le femmine ricoprono di detriti le uova per mimetizzarle nel substrato. Quando sono gli esemplari maschi ad occuparsi delle cure parentali, queste consistono, solitamente, nella sorveglianza e pulizia delle uova. Nella specie Leytpodoctis oviger pare che le uova vengano addirittura trasportate attaccate ad una zampa per tutta la durata dello sviluppo.

Ovatura di Ischyropsalis carli

Uova e ninfa di Dicranolasma sp.

A sviluppo ultimato avviene la schiusa. Nella maggior parte dei taxa la larva (il primo stadio all’uscita dell’uovo) è dotata di uno o più denti dell’uovo che verranno persi con la prima muta ed il conseguente passaggio allo stadio di ninfa. Attraverso un numero variabile di mute, compreso tra 4 ed 8 a seconda delle specie, le ninfe crescono fino allo stadio adulto in cui diverranno attivi gli organi genitali e gli organi sessuali secondari.

I cicli vitali possono essere molto diversi da specie a specie dipendenti, spesso, dalle relazioni filogenetiche (entro genere o famiglia i cicli sono piuttosto uniformi). Altri fattori che condizionano il tipo di ciclo vitale sono il clima e gli habitat frequentati. Anche tra l’opiliofauna italiana ci sono specie annuali (perlopiù nei Phalangiidae) e specie pluriannuali (tra i Dyspnoi), in queste ultime è quindi possibile la sovrapposizione tra stadi vitali. Le specie annuali hanno, ovviamente, una life-span che di norma non arriva all’anno mentre per le specie pluriannuali la life-span massima è stata registrata tra i Cyphophthalmi, i cui individui adulti possono sopravvivere fino a sei anni.

Gli opilioni abitano tutti i continenti, tanto da essere considerati ubiquitari, frequentando una notevole quantità di ambienti, anche di natura antropica, tuttavia le comunità più ricche si trovano in habitat forestali. Questo gruppo di animali è sensibile alla disidratazione che ne condiziona la scelta dei microhabitat e i periodi di attività sia giornalieri che stagionali.
In quanto predatori, gli opilioni riflettono i cambiamenti delle dinamiche che colpiscono la catena alimentare e possono fornire indicazioni sullo stato ambientale (bioindicatori) degli habitat di alta qualità. Risultano invece poco utili a valutare gli ecosistemi in recupero a causa della loro scarsa capacità di dispersione e della loro lentezza nel ricolonizzare ambienti disturbati.

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